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A Mosca la mostra del paparazzo Marcello Geppetti

Il 5 marzo a Mosca verrà inaugurata la nuova mostra delle foto del primo vero paparazzo italiano Marcello Geppetti, ricordato per sempre come il simbolo della sua epoca. Si dice che è stato proprio lui una fonte d'ispirazione per il famoso Paparazzo nel film «Dolce Vita» di Federico Fellini.

Questa volta la mostra sarà ospitata dalla nuova galleria moscovita «Granatny Dvor», aperta da poco in un palazzo storico nella zona di Patriarshie Prudy. L'esposizione mostrerà diverse foto scattate da Geppetti negli anni 1950-60, tra cui ritratti di Audrey Hepburn, Elizabeth Taylor, Anita Ekberg, Alain Delon, Sophia Loren e molti altri.

Chi è Marcello Geppetti

Marcello Geppetti nasce a Rieti nel 1933. È stato uno dei più grandi fotografi italiani del Novecento. Muove i primi passi nel settore negli anni ’50, quando entra nella redazione della rivista «Serena» come factotum. Di lì a poco l’incontro con la macchina fotografica, che lo porterà a lavorare prima per l’agenzia Giuliani e Rocca e poi per la Meldolesi-Canestrelli-Bozzer. Ben presto comincia a farsi apprezzare per l’alta qualità dei suoi scatti e dopo qualche tempo decide di passare all’attività da freelance.

La stagione della «Dolce Vita» è alla porte: Geppetti capisce subito le potenzialità del fenomeno e si trasforma in uno dei «paparazzi» più celebri. Davanti alla sua macchina fotografica passano tutti i più grandi personaggi dell’epoca: Federico Fellini, Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Totò, Audrey Hepburn, Brigitte Bardot, Claudia Cardinale… In quegli anni scatta due immagini che faranno il giro del mondo: la prima ritrae il bacio tra Liz Taylor e Richard Burton a Ischia, che segna l’inizio della relazione più chiacchierata della storia del cinema; la seconda vede protagonista Anita Ekberg, nell’atto di scagliare dal suo arco le frecce contro i paparazzi. Consapevole dell’importanza del suo lavoro, nel 1966 diventa uno dei fondatori dell’AIRF (Associazione Italiana Reporters Fotografi), di cui sarà tra le colonne portanti fino alla morte.

Terminata la stagione della Dolce Vita, prosegue con l’attività fotografica virando verso il fotoreportage. Sono gli «anni di piombo», di cui Geppetti scatterà delle testimonianze struggenti ed emblematiche. Negli anni a venire la sua strada s’incrocerà ancora una volta con quella del mondo dello spettacolo. Questa volta, però, il cinema lascia il testimone alla televisione e alla musica. Il suo percorso lavorativo e artistico è stata una continua ricerca di un punto di vista personale sugli eventi.

Muore a Roma nel 1998. Il suo archivio conta circa un milione di negativi. Le sue fotografie hanno fatto il giro del mondo e sono state ospitate in varie gallerie e musei di Roma, Milano, Venezia, Londra, Lisbona, Sao Paulo, San Pietroburgo, San Francisco, St.Tropez, Bologna, Modena, Metz, Madrid, Toronto, Francoforte, Haifa. Nel 2010 il Museo del Cinema di Torino ha scelto 120 tra le sue immagini più importanti per celebrare i 50 anni dal film «La Dolce Vita». I suoi scatti sono comparsi sulle pagine di «Time Magazine», «Life», «Vogue». Il New York Times e il Newsweek lo hanno paragonato a Henri Cartier-Bresson e Weegee. David Schonauer, editor di American Photo, lo ha definito «il fotografo più sottovalutato della storia».

01 marzo 2018